Entrato nella stanza della sua mente un buio pallore amplifica le ombre scontornate. Distinguere gli oggetti, scindere i soggetti, individuare una strada, districarsi un cammino. Impossibile. Una vorticosa vertigine costringe a star fermi e guardare, a provare a capire.
Qualcosa appare chiaro, ordinato, quasi nitido, illuminato da un riverbero filtrato dalle tende. É un mondo ormai alla morte, passato anche se sembra non volerlo ammettere, catalogato in piccoli volumetti curati dai colori diversi. In effetti, la poca luce presente nella stanza è proprio quella che li rende così visibili, quella che col suo riflesso li rende tutti così identici e indistinguibili.
Assurdamente, si scorge meglio il buio, ormai gli occhi si sono abituati.
La mente si è calmata: l’accoglienza è in mano ad un entropico regno di Palta. Strati disordinati, idee accavallate, una sovrasta l’altra in una lotta inerte per riemergere in superficie. C’è una grande scrivania impolverata, piena d’interessi, colma di libri, ridondante di sapere che vorrebbe essere appreso. Aspettando, qualcuno la riordina, cerca di addomesticarla, di eliminare la Palta, di sovrastare il caos. Talvolta sembra quasi riuscirci, si riesce quasi a provare compassione per la sua perseveranza. Ma quando non c’è nessuno in giro la Palta si riproduce, diceva Isidore.
“Kipple, sono tutti gli oggetti inutili, come una bustina di fiammiferi dopo aver usato l’ultimo fiammifero, o una fascetta gommata, o il giornale omeopatico del giorno prima. Quando non c’è nessuno in giro, il kipple si riproduce. Per esempio, se vai a letto lasciando in giro del kipple, la mattina dopo, quando ti svegli, ce n’è il doppio. E diventa sempre di più.“
Alcuni angoli restano bui, imperscrutabili. Chissà cosa c’è in quell’angolo dimenticato… Sogni inquieti? Rimorsi? Rimpianti? Sensi di colpa? Repressioni? Domande senza risposta.
Steso sul letto, in penombra, osservo la mia stanza.



gen 09, 2011 @ 22:24:41
La propria camera non è lo spazio dove ci dovrebbe essere più “ordine sicuro” rispetto al resto del mondo (se intendo bene la forte spinta motivante che qui ha fornito un parallelo tra stanza della mente e stanza reale)? Che luogo hai in cui tornare se il luogo in cui devi tornare è pieno di mostri difficili persino da tryare? Persino Luigi nel 2002 ha preso aspirapolvere e pila e si è avventurato nel buio. gogo!
gen 09, 2011 @ 23:58:58
Il tutto è nato quando per caso ho notato questo parallelo: è venuto da solo, senza bisogno di cercare correlazioni forzate. Nella stanza caotica si nota subito l’ordine (da sempre quasi maniacale) con cui sono disposti i fumetti, simbolo naturale di quello che è stato un bel periodo (ordinato per l’appunto) che anche te conosci molto bene, ma che ormai è giunto agli sgoccioli ed è inutile negarlo. E quasi a farlo apposta l’unica luce nella stanza quando stavo scrivendo era proprio quella che si rifletteva sulle costole dei fumetti, rendendoli quasi indistinguibili l’uno dall’altro. Come a simboleggiare la loro presenza (o ricordo se vogliamo seguitare con il parallelismo) ma allo stesso tempo l’impossibilità di leggerli non potendoli distinguere.
Poi c’è il disordine: strati di vestiti accatastati sulla sedia come le tante idee che spesso mi si sovrappongono l’una all’altra (chissà cosa c’è in fondo alla pila), libri su libri che ingombrano il tavolo sono la manifestazione del mondo universitario che senza dubbio occupa una buona fetta dei miei pensieri (da intendere tanto come semplice routine quotidiana quanto come preoccupazione nell’affrontare gli esami), un tavolo sovraffollato da oggetti diversi, come tanti interessi che si perdono nella mente senza trovare spazio per un giusto approfondimento.
Insomma la stanza è si il luogo di “ordine sicuro” di cui parli, questo senza dubbio, ma è anche riflesso del proprio stato d’animo o della propria mente. E credo non ci sia cosa più incasinata della mente umana. Quindi se davvero la stanza dovesse essere piena di mostri, questi sarebbero sfaccettature diverse della mia persona, non necessariamente da temere ma forse anche da allevare o semplicemente da guardare, sapendo che sono li.
Forse dovrei prendere anche io l’aspirapolvere e la pila per cercare di dare un ordine alla mia “mansion” ma tutte le volte che metto a posto qualcosa è quando lo perdo per sempre e non so più che fine fa.
gen 11, 2011 @ 15:16:15
Avevo inteso bene. Mi chiedevo solo perché allevare o guardare passivamente gli angoli scuri quando c’è solo uno strato di polvere su qualcosa di luminoso. Ovviamente l’oggetto in sè è solo un palliativo, ma perderlo (metaforicamente parlando ovviamente) comunque è qualcosa di cui non sarei capace. O in ogni caso farei carte false per stendere un velo di plausibilità nel fatto stesso di conservarlo. Per quanto mi renda conto che questo è uno scontro tra tare caratteriali e non tra soluzioni realmente intelligenti.