Entrato nella stanza della sua mente un buio pallore amplifica le ombre scontornate. Distinguere gli oggetti, scindere i soggetti, individuare una strada, districarsi un cammino. Impossibile. Una vorticosa vertigine costringe a star fermi e guardare, a provare a capire.

Qualcosa appare chiaro, ordinato, quasi nitido, illuminato da un riverbero filtrato dalle tende. É un mondo ormai alla morte, passato anche se sembra non volerlo ammettere, catalogato in piccoli volumetti curati dai colori diversi. In effetti, la poca luce presente nella stanza è proprio quella che li rende così visibili, quella che col suo riflesso li rende tutti così identici e indistinguibili.

Assurdamente, si scorge meglio il buio, ormai gli occhi si sono abituati.

La mente si è calmata: l’accoglienza è in mano ad un entropico regno di Palta. Strati disordinati, idee accavallate, una sovrasta l’altra in una lotta inerte per riemergere in superficie. C’è una grande scrivania impolverata, piena d’interessi, colma di libri, ridondante di sapere che vorrebbe essere appreso. Aspettando, qualcuno la riordina, cerca di addomesticarla, di eliminare la Palta, di sovrastare il caos. Talvolta sembra quasi riuscirci, si riesce quasi a provare compassione per la sua perseveranza. Ma quando non c’è nessuno in giro la Palta si riproduce, diceva Isidore.

“Kipple, sono tutti gli oggetti inutili, come una bustina di fiammiferi dopo aver usato l’ultimo fiammifero, o una fascetta gommata, o il giornale omeopatico del giorno prima. Quando non c’è nessuno in giro, il kipple si riproduce. Per esempio, se vai a letto lasciando in giro del kipple, la mattina dopo, quando ti svegli, ce n’è il doppio. E diventa sempre di più.

Alcuni angoli restano bui, imperscrutabili. Chissà cosa c’è in quell’angolo dimenticato… Sogni inquieti? Rimorsi? Rimpianti? Sensi di colpa? Repressioni? Domande senza risposta.

 

Steso sul letto, in penombra, osservo la mia stanza.