Immagina una persona.
Bene, immagina ora che sia nata nel tuo stesso istante.
Il passo successivo richiederà un piccolo sforzo in più, immagina che sia nata nel tuo stesso posto. No, non nello stesso ospedale, intendo che sia nata occupando lo stesso identico spazio che occupavi al momento della tua nascita. Si esatto il suo braccio è li, esattamente dove si trovava il tuo, la sua gamba è sovrapposta alla tua, la sua testa vede e sente quello che hai sentito.
Come dici? È fisicamente impossibile? E allora? Se ti crea problemi o non riesci a immaginartelo smetti pure di leggere, stai perdendo tempo.
Questa persona è fisicamente identica a te, si chiama nello stesso modo, ha gli stesso genitori, gli stessi amici, la stessa vita identica fin nella più piccola porzione infinitesima. Sin da quando siete nati avete visto le stesse immagini, sentito gli stessi suoni, ricevuto gli stessi input e, cosa ancora più importante, li avete elaborati nello stesso modo, compiendo le stesse scelte, ragionando allo stesso modo.
Supponiamo che questo sia vero fino a questo istante. Adesso ho una domanda per te, cosa credi che succederà adesso? Continuerete a vivere la vostra vita in sincrono, nel vostro angolo condiviso di universo o le vostre strade potrebbero un giorno separarsi?
C’è la possibilità che un giorno decidiate di tirare una moneta e a te esca testa e a lui croce, dando il via a due vite completamente differenti?
Oppure in ogni caso lancereste la moneta con la stessa forza, imprimendole la stessa accelerazione, lasciandola in mano alla stessa forza di gravità, alla stessa influenza del vento e rimbalzerà con la stessa identica angolatura sull’asfalto?
Formalizziamo, siamo in un mondo strettamente causale o c’è la possibilità di qualche traccia di casualità?
Anzi, osiamo di più: vi trovate davanti ad un bivio, potete andare sia a destra che a sinistra, senza alcun motivo per propendere verso l’una o l’altra scelta, il problema si ripropone.
Leggete questo articolo, arrivati in fondo potete scegliere se lasciare un commento dando il via ad interessanti discussioni con il sottoscritto oppure semplicemente chiudere la pagina dimenticando tutto in poco tempo.
Ecco il punto dolente, abbiamo introdotto il concetto di scelta: anche il nostro modo di ragionare è sottoposto ad una rigida causalità ben celata o possiamo permetterci di fare una scelta del tutto indipendente da quello che ci circonda, da quello che abbiamo visto e vissuto?
Vi sgancio la bomba: e se il libero arbitrio non esistesse?
Rimettiamo insieme i pezzi del puzzle. Abbiamo il nostro alterego con le nostre stesse percezioni e la nostra vita condivisa che dalla nascita riceve degli input (le percezioni, per l’appunto), li elabora e agisce di conseguenza. Analogamente facciamo noi e elaboriamo questi stimoli esattamente nello stesso modo essendo in tutto e per tutto identici, anche nel modo di ragionare. Di fronte ad una scelta è quindi ragionevole ipotizzare che entrambi agiremmo senza la minima differenza. Il problema è che noi ed il nostro alterego siamo due persone distinte, due entità diverse. Perché mai dovremmo comportarci allo stesso modo solo perché abbiamo ricevuto gli stessi input?
Qui entrano in gioco i nostri pensieri, quello che abbiamo in mente, il filo conduttore delle nostre decisioni. Ma non sono anche i pensieri il prodotto di ciò che il mondo esterno ci mostra ogni giorno? Il nostro flusso continuo di pensieri è continuamente influenzato da una parte da quello che vediamo, sentiamo, tocchiamo, ascoltiamo e dall’altra da quello che stavamo pensando fino all’istante precedente. Quindi anche il nostro modo di pensare potrebbe essere esclusivamente causale! E due persone con gli stessi esatti input agirebbero nello stesso modo di fronte ad una scelta!
O c’è qualcosa di sbagliato nel nostro ragionamento (passatemi il termine che forse osa un po’ troppo) oppure non solo il libero arbitrio perde di significato ma proprio tutto il nostro modo di pensare è solamente una mera illusione… Può sembrare un controsenso, ma se in realtà avessimo solo l’impressione di pensare o scegliere quando in realtà tutto si riduce ad un macchina estremamente complessa che processa dei dati? L’illusione del pensiero nascerebbe dal fatto che anche i “dati processati” tornerebbero l’istante successivo a far parte dei nuovi input.
Saremmo solamente macchine così evolute da riuscire a ingannare il nostro sistema, facendogli credere di poter pensare e poter agire indipendentemente.
Parlando di questi argomenti e tornando alla causalità delle nostre azioni mi è stata fatta notare una cosa: se fossimo in grado di conoscere lo stato di ogni singolo essere vivente, le loro azioni precedenti, il loro modo di elaborare le informazioni, allora riusciremmo a definire un modello per come si evolve il mondo? Riusciremmo addirittura a predire il futuro?
Da queste affermazioni potremmo persino scorgere qualcosa di molto simile ad un destino ma è un campo che preferisco lasciar perdere per il momento limitandomi a rispondere con “si, ma anche no”. Ovvero che sarebbe in linea teorica possibile se non fosse che la quantità di informazioni necessarie sarebbe ben più che infinito, rendendolo irrealizzabile.
Tutto questo vuole solo essere un “e se fosse così?”, tanto per giocare un po’ a confonderci la mente, non voglio certo propinarla come verità assoluta. A questo punto sarei curioso di sentire il parere di qualcun altro, con la speranza che qualcuno legga e arrivi fino in fondo all’articolo.



mar 19, 2011 @ 16:33:56
Senti là Fede come filosofeggia!!!;D;D se non mi sbaglio la questione era saltata fuori anche in pizzeria al compleanno di Simone..comunque la riflessione è interessantissima!! Quello che mi viene da pensare, così, sul momento, è: come classificare un evento improvviso? cioè: posto che esistano sempre due TE , immagina che entrambi stiano camminando; uno dei due, involontariamente, inciampa e cade; l’altro, prosegue per la sua strada. Il primo, viene soccorso da un passante. L’altro no. Le due realtà non coincidono più, almeno per un determinato intervallo di tempo, quello dell’incontro col passante. Poi potrebbero anche riallacciarsi, ma questa è un’altra storia. Il punto è: nessuna delle due identità ha DELIBERATAMENTE deciso di inciampare (a parità di esperienza motoria, forza muscolare, equilibrio o chessò io, parametri comunque misurabili, che possono per esempio saltar fuori nel confronto fra due atleti, entrambi hanno la stessa probabilità di cadere come no; l’evento dipende da FATTORI ESTERNI.)
Insomma, la conclusione che mi sovviene è un pò “trasversale”: il libero arbitrio non esiste, ma il mondo è spesso il risultato di fenomeni casuali. L’uomo potrebbe essere determinato si, ma dal caso.
Boh, forse dietro tanta retorica ho sparato una boiata pazzesca, ma tanto un fò mica Lettere io, sicchè..:)
mar 23, 2011 @ 19:48:51
Il fatto è che il mondo evolve allo stesso modo per le due persone quindi lo stesso evento esterno che fa cascare uno dei due deve fare altrettanto con l’altro.
Posso anche essere d’accordo con quello che hai detto, ma bisogna vedere come si definisce il “caso”. Se il caso è l’influenza di eventi esterni non predicibili dal soggetto ok, però in realtà non so quanto siano esattamente casuali questi eventi esterni perchè saranno causati da altre azioni precedenti…
Nell’ipotetico modello del mondo costruito conoscendo tutte le più piccole interazioni di tutte le persone e cose che lo compongono la causalità viene meno se la consideriamo così.
Grazie per il commento!
mar 23, 2011 @ 21:14:35
fuma di meno
mar 25, 2011 @ 00:30:28
Letto fino infondo!
E’ un trip Fede!
Il problema è che non potremmo mai saperlo perchè se fosse così noi continueremmo a “ingannare” la nostra macchina autoconvincendoci che non sia così. Questo per evitare l’autodistruzione
A volte capita di pensare, ad esempio, “cosa sarebbe successo se in quella situazione io non avessi..”
Bene. In questa tua visione delle cose anche quel pensiero sarebbe un’illusione: noi siamo convinti che avremmo potuto agire diversamente ma per gli imput che ricevavamo in quel momento ciò non era possibile! Il nostro sistema mentale non ammetteva differenze di comportamento! Seguiva uno script!
Saremmo però così bighe da avere un “programma probabilistico interno” che svolge una specie di funzione di “supporto dell’inganno”: il fatto di poter pensare a “cosa sarebbe successo se..” ci lascia credere che, se solo avessimo voluto, le cose sarebbero potute andare diversamente e ci rassicura sul fatto che siamo noi i fautori del nostro destino!
Ps. Sorry per la concordanza verbale ma il sonno si è impadronito di me precocemente e ho la mente in trip!
apr 03, 2011 @ 21:11:47
Si, indubbiamente ammettere una cosa del genere sarebbe un bel declassamento per l’Uomo, che dopo essersi posto per secoli al centro dell’universo, dubito ne sarebbe felice.
D’altronde è anche vero che finchè percepiamo l’inganno e ci viviamo all’interno possiamo fregarcene altamente dell’impossibilità di scegliere o di un eventuale destino. È la nostra vita e la continuiamo a vivere secondo gli schemi a cui siamo abituati.
Se poi qualcuno vuole farsi avanti e dimostrare che la nostra vita è solamente una realtà predeterminata, una realtà virtuale o tutto un brutto sogno, si faccia pure avanti. Saperlo cambia forse qualcosa? Finchè il sogno non finisce continuo a viverlo appieno.
apr 09, 2011 @ 19:02:50
Il ragionamento di bradipo, pur molto affascinante e ricco di spunti di riflessione, in mia opinione si poggia su un presupposto sbagliato, ovvero che tutti gli uomini si comportano sempre in maniera razionale. Se così fosse, allora senza dubbio la funzione che prende in ingresso (1) tutte le percezioni al tempo T attuale e (2) lo stato totale delle percezioni ricevute agli istanti t (con t<T), per quanto complicata possa essere, restituirà sempre l'azione migliore che può essere fatta al tempo T.
Nonostante questo, tutti noi abbiamo commesso e commettiamo errori tali che se questa logica fosse giusta sarebbero evitabili senza problemi.
Probabilmente mi sarà obbiettato che anche il nostro alterego sarebbe portato a commettere gli stessi "stupidi" errori, sia che noi li vogliamo o no. D'altro canto, questi errori (o guasti per vederla "meccanicamente"), come in ogni fenomeno fisico, non sono pronosticabili con esattezza, ma sono legati all'incertezza, o ancora meglio, all'imprevedibilità. E se sono così imprevedibili, mi risulta chiaro pensare che per quanto possano essere uguali i due personaggi, sarà molto difficile che i due cervelli abbiano entrambi lo stesso tipo di malfunzionamento nello stesso istante.
Mi si potrebbe infine obiettare che questi errori non siano così imprevedibili, ma siano anch'essi generati dalle percezioni e quindi porterebbero effettivamente entrambi allo stesso identico guasto. Se così fosse però, mi verrebbe comunque da pensare che la funzione del cervello non sia così implementata bene, visto che pur spacciando di ricevere tutte le percezioni attuali, alcune non vengono captate e sono tali da scombussolare il giusto ragionamento. Da cui si deduce comunque la tesi di partenza, per cui non gli esseri umani non agiscono sempre in maniera razionale.
apr 09, 2011 @ 19:51:58
Guarda chi si vede!!
Benvenuto, grazie per il commento!
Vediamo di rispondere. Capisco quello che vuoi dire però anche la tua osservazione si basa su un presupposto che potrebbe non essere del tutto giusto. Te affermi che se l’uomo si comporta in modo razionale allora senza dubbio farà sempre l’azione migliore che potrebbe fare.
Posso essere d’accordo ma con qualche riserva. La “funzione” cercherà sicuramente di massimizzare il buon esito delle azioni ma non sempre potrebbe riuscirci per svariati motivi:
1) i parametri da massimizzare (o minimizzare) saranno con buone probabilità moleplici e spesso in contrasto tra loro.
2) in ogni istante la capacità di giudicare l’effetto delle proprie azioni potrebbe cambiare.
3) il soggetto potrebbe non essere in grado di prevedere alcuni effetti delle sue azioni (magari dalla prossima volta che capita una situazione simile potrebbe essere in grado di farlo).
Il soggetto potrebbe quindi cercare di fare l’azione migliore possibile ma è solamente una valutazione soggettiva, una sua idea che in futuro potrebbe cambiare. Attraverso l’apprendimento questa “funzione” potrebbe anche migliorarsi: non è detto infatti che rimanga sempre immutata e che l’esito sia determinato solamente dagli input che riceve. Non è una questione di funzione implementata bene o male, è una questione di funzione che cerca di implementarsi meglio vivendo.
Come si dice “sbagliando s’impara”, gli errori che tutti abbiamo commesso spesso sono errori che si fanno una volta e che non si ripetono più o che comunque prima o poi impariamo ad evitare.
Poi certo, qui siamo solo a livello di ipotesi (e ci rimarremo per sempre, a meno che qualcuno riesca a implementare davvero questa “funzione”) e per quanto ne so la mia, come la tua, potrebbe essere tanto giusta quanto sbagliata. Solo che se non fosse tutto regolato da un sistema strettamente causale non saprei proprio come interpretare la casualità: da dove viene l’imprevedibilità? cosa la determina? è davvero così imprevedibile?
L’unica spiegazione che riesco a darmi è che derivi da una complessità talmente enorme di fatti deterministici che la fa apparire casuale e impredicibile.
Quindi sarei portato a dire che la casualità esiste per l’uomo (che è incapace di determinare gli effetti nei più piccoli particolari) ma non esiste nel mondo (che è regolato da rigide leggi causa-effetto).
apr 09, 2011 @ 20:52:17
Non è che puoi rovinarmi i pasti e passarla liscia… per il prossimo mercoledì ho un nuovo topic riguardo alle percezioni di cui ho discusso ieri sera con due miei amici.
apr 10, 2011 @ 11:42:05
Ahah non vedo l’ora! XD