Buio. E poi terrore nella sua essenza.
Mason era sordo dalla nascita, il primo era venuto da se. Il secondo era stato il gusto, il più facile da inibire, seguito a ruota dall’olfatto. Eliminare il tatto era stato più lungo ma eliminare subito la vista era stato considerato un trauma di maggior portata. Si sbagliavano, ovviamente, e la rimozione della vista fu solo l’inevitabile passo dalla paura al panico.
Gli altri quattro (dolore, termopercezione, equilibrio e proprioricezione) lo gettarono nel terrore più profondo. Percepiva solo buio e vuoto. Anzi neanche quello, credeva di percepire buio e vuoto. Era come correre in una prigione che si chiude su se stessa, fuggire da una morsa che, volente o nolente, ti annienterà e ti piegherà nelle sue sbarre. Come un sogno in cui non si riesce a correre abbastanza veloce, era una realtà in cui non si riesce proprio a muoversi. Una realtà in cui si aspetta la fine, la bestia che non arriva. Al suo posto solo i flagelli del terrore.
Poi Mason venne riacceso, tutto insieme. Perse l’equilibrio, il rumore l’assordò, il buio l’accecò. Sentì la pelle bruciare e gli odori rivoltarono il suo stomaco in una pozza di bile verdastra il cui sapore ne aumentò la portata.



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