Ho già insistito abbastanza sull’argomento, sia fuori che dentro questo blog. E’ diventato anche l’argomento della mia tesina al liceo, ma adesso voglio tornarci sopra.
Sto parlando della
Macchina Organica.
Nel mio post precedente forse non mi ero espresso benissimo, forse non avevo le idee tanto chiare nemmeno io, forse l’argomento non ha destato l’interesse sperato. Ricordiamo velocemente di cosa si tratta:
L’uomo è una macchina, organica, ma macchina.
Meccanismi, reazioni chimiche e impulsi elettrici.
Cervello compreso.
Reazioni, cause ed effetti.
Sentimenti, pensieri, non sono altro che frutto di questi meccanismi,
di reazioni chimiche come quelle causate da dopamina e serotonina.
E frutto di schemi mentali, preimpostati, come gli istinti.
Daltronde, si muore quando, semplicemente, qualcosa si rompe, nella macchina uomo.
Definita così la morte, come potrebbe essere definita, la vita?
Nell’attesa di affiancare a questa fondamentalissima domanda una adeguata risposta, consiglio di abbandonare le solite risposte già note, diffuse e
popolari, perchè spesso e volentieri rappresentate da arzigogolate e
inutili spiegazioni, cose che si sostengono non perchè dimostrate, o
perchè ci si crede veramente, ma perchè piace crederci.
Una bella differenza.
Queste righe sono state prese daviadiqua.it, un sito in cui mi sono imbattuto poco fa. Ho lasciato anche la seconda parte che esula un po’ dall’argomento principale ma che esemplifica la reazione della maggior parte delle persone che hanno commentato l’ultima volta.
Vorrei portarvi qualche esempio, purtroppo non molto recente (perchè non si sente più niente sull’argomento?? Non riesco io a trovare niente o non c’è tutto questo interessamento come facevano credere??) che mostra le potenzialità della macchina organica.
Innanzi tutto per tornare sull’aspetto dell’"immagazzinare dati in parti organiche" che avevo ipotizzato la volta scorsa ecco cosa è stato scritto su un altro sito chiamato museoinformatica.it (dal quale prenderò altri pezzi anche in seguito):
Un
esperimento realizzato presso l’università del Wisconsin, negli Stati
Uniti, ha dimostrato che un solo grammo di molecole di DNA potrebbe
contenere la stessa quantità di informazioni contenuta in 3.000 miliardi
di CD-ROM. Questa strabiliante capacità è dovuta al fatto che i dati non
verrebbero immagazzinati in forma binaria (1 e 0), bensì sotto forma di
strutture di molecole che, tutte assieme, contribuiscono a formare la
catena di DNA. Le ricerche in questo campo, denominato “DNA Computing”
(vedi motori di ricerca), procedono molto celermente e, secondo gli
scienziati americani, un giorno sarà possibile utilizzare il “codice
della vita” come un’immensa memoria per computer.
La cosa ha dell’incredibile come potrete facilmente immaginare. Tre miliardi di Cd-ROM in un grammo! Facendo un piccolo calcolo che spero di non aver sbagliato, stiamo parlando di più di due milioni di Terabyte, mica noccioline! (Per chi non avesse familiarità con queste unità di misura, fino a poco tempo fa le capacità di un hard disk non arrivano neanche a un Terabyte)
All’Applied
Chaos Laboratory, del Georgia Institute of Technology, sono
riusciti a creare un prototipo di computer organico, un ibrido al confine
tra vita animale e vita artificiale. L’elaboratore non ha memoria ram,
neppure dischi fissi, ma la memoria di base è assicurata da alcuni
neuroni di sanguisuga collegati a una piastrina di silicio. Oggi il
computer riesce a fare solo qualche addizione e sottrazione, ma in futuro
il nuovo dispositivo potrebbe provocare una rivoluzione copernicana
hi-tech. Con il connubio neuroni-silicio i computer del futuro non avranno
bisogno di essere sempre più miniaturizzati: basterà distribuire la loro
intelligenza nei miliardi di cellule nervose che saranno inserite nei
singoli chip. Ogni neurone riceve una stimolazione elettrica e il sistema
somma o sottrae il neurone e calcola l’equazione. Si apre un dibattito
etico: è giusto superare i confini che separano vita artificiale e
biologica? E non si rischia ,un domani, la creazione di computer capaci di
funzionare con le cellule nervose di un uomo?
Questa è una notizia che risale al 2002 se non sbaglio, la inserii anche nella suddetta tesina (che ricordo potete scaricare qui dal blog nel remoto caso vi interessasse) e la trovo una cosa veramente sensazionale. Era esattamente una cosa simile che intendevo, non tanto i polmoni artificiali o roba simile di cui potremmo citare un’infinità di esempi da non trascurare per la loro importanza. Anzi apro una piccola parentesi per spenderci due paroline a riguardo.
Probabilmente vi ricorderete di Pistorius, il corridore senza gambe che gareggiava con due protesi, suscitanto non poche polemiche. Sappiate che non è certamente l’unico caso del genere: c’è l’esempio di un bambino di quattro anni a cui è stato impiantato un orecchio bionico, restituendogli almeno parzialmente l’udito. Un uomo di 38 anni invece grazie ad un chip nell’addome può ritornare ad usare le proprie gambe ormai paralizzate da nove anni ed è stato creato anche il primo occhio artificiale collegando una sottile telecamera proprio con il cervello.
Per chi avesse seguito Fringe, la nuova serie di J.J.Abrams (Lost), il braccio di Nina Sharp non è poi così distante dalla realtà!
Sarò testardo ma io ci riprovo: alla luce di quanto detto, cosa pensereste se il un futuro prossimo ci dovessimo trovare ad usare calcolatori a base di enzimi, che immagazzinano dati su stringhe di DNA e che magari funzionano grazie a neuroni di qualche animale? Lo accettereste sotto un punto di vista etico? Come pensate che reagirebbe il mondo?
Sotto certi aspetti che non specificherò per non andare fuori tema e non risultare offensivo nei riguardi di nessuno ritengo che la nostra società sia rimasta ancora immersa in una mentalità da medioevo e che non riuscirebbe mai ad accettare una simile innovazione, frenando l’inesorabile sviluppo che dice di essere così all’avanguardia ma che potrebbe, ne sono sicuro, offrirci molto di più, se solo lo volesse…
Siamo solo macchine complesse, somma di parte reale e parte immaginaria.
Commenti recenti